Tra l’Altopiano di Piné e la Valle dei Mòcheni, il passo Redebus è un punto di partenza ideale per camminate panoramiche, itinerari invernali e brevi deviazioni nella storia del Trentino. In questa guida raccolgo le informazioni più utili su posizione, percorsi, difficoltà, stagioni, accesso e condizioni da verificare prima di partire.
Il valico è piccolo, ma offre molte esperienze diverse
- Quota compresa tra 1.453 e 1.455 metri.
- Collegamento tra Bedollo e la Valle dei Mòcheni.
- Escursione consigliata verso il Dosso di Costalta, con circa 500 metri di dislivello.
- Da vedere l’area archeologica di Acqua Fredda e la torbiera del Redebus.
- In inverno sono possibili ciaspolate, sci di fondo e passeggiate sulla neve, ma solo con condizioni sicure.

Che cos’è e dove si trova il passo del Redebus
Il passo del Redebus è un valico alpino del Trentino sud-orientale, nel territorio di Bedollo, sull’Altopiano di Piné. La strada mette in comunicazione questo altopiano con la Valle dei Mòcheni, una zona nota per i masi in legno, i boschi fitti e la cultura mochena.
La quota indicata sulle diverse mappe oscilla di pochi metri, generalmente tra 1.453 e 1.455 metri. Non è un passo d’alta montagna isolato, ma un valico facilmente raggiungibile in auto e molto interessante per chi vuole iniziare una passeggiata senza affrontare subito grandi dislivelli.
Il paesaggio cambia rapidamente. Nei pressi della strada prevalgono boschi di abete e larice, mentre salendo verso malghe e cime vicine compaiono pascoli aperti, torbiere e ampie visuali verso il Lagorai, la Valsugana e, nelle giornate limpide, le Dolomiti di Brenta. È proprio questa varietà a rendere la zona più ricca di quanto lasci intuire la sua dimensione.
Gli itinerari più interessanti partono tutti da qui
Dal valico si possono scegliere percorsi molto diversi per lunghezza e impegno. Io consiglio di decidere prima se si desidera una passeggiata tranquilla, una cima panoramica oppure un’escursione più lunga tra malghe e sentieri forestali.
| Itinerario | Dati indicativi | Per chi è adatto |
|---|---|---|
| Malga Stramaiolo | Circa 7,8 km, 221 m di dislivello, 2 ore | Famiglie e camminatori senza grande esperienza |
| Dosso di Costalta | Circa 5 km e 500 m di dislivello fino alla cima | Escursionisti con allenamento medio |
| Malga Cambroncoi | Percorso breve, con varianti estive e invernali | Famiglie, ciaspolatori e chi cerca un’uscita rilassata |
| Valle dell’Inferno e Passo Polpen | Itinerario più lungo, con salita fino a circa 1.859 metri | Escursionisti abituati a dislivello e terreno variabile |
Malga Stramaiolo per una giornata senza fretta
La strada forestale e i sentieri verso Malga Stramaiolo attraversano boschi, radure e pascoli. La malga si trova intorno ai 1.600 metri ed è una meta piacevole anche per chi viaggia con bambini, soprattutto durante la bella stagione, quando i prati rendono la camminata più semplice da gestire.
Il percorso non va però confuso con una passeggiata completamente pianeggiante. Dopo la pioggia alcuni tratti possono diventare fangosi e, in presenza di neve, la durata cambia sensibilmente. Prima di contare su un pranzo in malga conviene controllare sempre i giorni e gli orari di apertura.
Dosso di Costalta per il panorama
Il sentiero SAT E404 sale dal passo passando per Malga Pec e Malga Cambroncoi, fino al Dosso di Costalta, a 1.955 metri. La cima offre una vista ampia sul lago di Serraia, sulla Valsugana, sul Lagorai e sulle Dolomiti di Brenta.
È l’escursione che sceglierei per chi vuole dare un vero obiettivo alla giornata. Il dislivello è gestibile, ma l’ultima salita richiede passo sicuro e un minimo di allenamento. Il tempo indicato dalle guide può variare tra due e due ore e mezza, in base alle soste e alle condizioni del terreno.
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Malga Cambroncoi e il Sentér dei Russi
La salita verso Malga Cambroncoi è una delle opzioni più equilibrate della zona. In estate permette di camminare tra bosco e pascoli; in inverno può diventare una meta adatta a ciaspole e passeggiate sulla neve, quando il tracciato è praticabile.
Il cosiddetto Sentér dei Russi è una vecchia mulattiera militare costruita durante la Prima guerra mondiale dai prigionieri russi dell’esercito austro-ungarico. Il nome non è soltanto una curiosità storica: ricorda che molti sentieri alpini oggi usati per il turismo nacquero per esigenze militari e di collegamento.
Archeologia, torbiera e memoria rendono speciale la zona
Nei pressi del valico si trova l’area archeologica di Acqua Fredda, immersa in una torbiera di grande interesse naturalistico. Il sito conserva i resti di una fonderia preistorica risalente alla tarda Età del Bronzo, tra il XIII e l’XI secolo avanti Cristo.
Gli scavi hanno portato alla luce nove forni fusori e strumenti legati alla lavorazione del rame. È un luogo che consiglio anche a chi non è appassionato di archeologia, perché rende concreta la storia del territorio: queste montagne non erano soltanto attraversate, ma utilizzate già migliaia di anni fa per estrarre e lavorare i minerali.
Nel 2026 la scheda ufficiale di VisitTrento segnala una chiusura temporanea dell’area per un guasto. La situazione può cambiare, quindi è prudente verificare l’accessibilità prima di organizzare la visita. Anche quando il sito è aperto, il fondo può diventare scivoloso dopo la pioggia e i cani devono essere tenuti al guinzaglio.
La torbiera merita rispetto quanto i reperti archeologici. Non bisogna uscire dai percorsi, raccogliere piante o attraversare le zone umide per scattare fotografie. Sono ambienti delicati, e una visita ben fatta lascia il paesaggio esattamente come lo ha trovato.
Quando andare e quale attrezzatura portare
Il periodo più semplice per camminare è compreso tra fine primavera e autunno, quando la strada è normalmente più accessibile e i sentieri sono liberi dalla neve. Giugno offre prati fioriti, luglio e agosto giornate più lunghe, mentre settembre e ottobre regalano colori splendidi nei boschi ma temperature più basse al mattino.
In inverno il passo può diventare una base per sci di fondo, ciaspolate e passeggiate sulla neve. Alcune strutture sportive della zona propongono anelli brevi, tra cui un tracciato familiare di circa 400 metri e uno più lungo di circa 1,2 chilometri. L’apertura e la battitura dipendono però dall’innevamento, quindi non considererei questi dati permanenti.
- Per l’estate servono scarpe da trekking, acqua, una giacca impermeabile e protezione solare.
- Per il Dosso di Costalta è utile avere bastoncini, soprattutto in discesa.
- In inverno occorrono ciaspole o ramponcini in base alla neve e al ghiaccio presenti.
- Prima di partire bisogna controllare meteo, bollettino valanghe e stato dei sentieri.
- Con bambini piccoli è meglio scegliere Malga Stramaiolo o Cambroncoi, evitando le varianti più lunghe.
L’errore più comune consiste nel guardare soltanto la quota di partenza. Anche un itinerario breve può diventare impegnativo con neve pesante, nebbia o fondo bagnato. In montagna preferisco sempre lasciare un margine di tempo e rinunciare a una cima piuttosto che affrontare il rientro al buio.
Come arrivare e organizzare la giornata
Il valico è raggiungibile dal versante dell’Altopiano di Piné passando da Bedollo e dalle località circostanti, oppure dalla Valle dei Mòcheni. Nei pressi del passo sono presenti aree dove lasciare l’auto, ma nei fine settimana estivi e nelle giornate invernali più belle i posti possono esaurirsi rapidamente.
Per una giornata ben organizzata suggerisco di arrivare presto, soprattutto se si punta al Dosso di Costalta. È utile avere una mappa offline, perché la copertura telefonica può essere discontinua nei tratti boschivi, e non affidarsi soltanto alla traccia caricata da altri escursionisti.
Chi viaggia in bicicletta trova una salita panoramica ma non banale, con pendenze che diventano più impegnative avvicinandosi al valico. In auto, invece, bisogna prestare attenzione a neve, ghiaccio e possibili limitazioni stagionali. Le condizioni della strada possono cambiare dopo una nevicata anche quando il percorso risulta teoricamente aperto.
Il modo migliore per vivere il Redebus è abbinarlo a una visita più ampia dell’Altopiano di Piné. Dopo l’escursione si possono raggiungere i laghi di Serraia e delle Piazze, oppure proseguire verso i borghi della Valle dei Mòcheni. Così il passo non resta una semplice fermata panoramica, ma diventa parte di un itinerario trentino più completo.
Il Redebus dà il meglio quando si lascia spazio alla montagna
Questo valico non si visita per una sola attrazione, ma per l’insieme di boschi, malghe, storia e panorami che si incontrano in pochi chilometri. Per una prima esperienza sceglierei Malga Stramaiolo o Cambroncoi; con più allenamento punterei al Dosso di Costalta, verificando sempre la situazione del Sentér dei Russi e dei sentieri.
La regola pratica è semplice: controllare aperture e condizioni, partire con attrezzatura adeguata e mantenere un ritmo che permetta di godersi il paesaggio. È proprio questa dimensione tranquilla, lontana dalle mete più affollate, a fare del passo del Redebus una base preziosa per scoprire il Trentino orientale.