Una breve salita da Vetriolo Terme conduce a una grande lupa di legno affacciata sulla Valsugana, ma il percorso può diventare anche un’escursione più completa verso Malga Masi e la Panarotta. In questa guida chiarisco dove si trova la Lupa del Lagorai, come raggiungerla, quanto è impegnativo l’itinerario e quale attrezzatura conviene portare.
La visita è semplice, ma il percorso completo richiede preparazione
- Località: Pian della Casara, sopra Vetriolo Terme, nel comune di Levico Terme.
- Quota: circa 1.600 metri, con vista sulla Valsugana e sui laghi di Levico e Caldonazzo.
- Passeggiata breve: circa 1 km e 15-20 minuti dal parcheggio più vicino.
- Opera: scultura lignea alta circa 6 metri, realizzata con oltre 2.000 frammenti dopo la tempesta Vaia.
- Escursione completa: si può proseguire verso Malga Masi, La Bassa e Cima Panarotta.

Non è una cima, ma un incontro tra arte e montagna
La prima cosa da chiarire è semplice. La Lupa del Lagorai non è una vetta né il nome di un sentiero, ma una grande opera di land art realizzata dall’artista veneto Marco Martalar. Si trova al Pian della Casara, lungo la strada forestale che da Vetriolo Terme sale verso la Panarotta.
La scultura è alta circa 6 metri ed è composta da più di 2.000 pezzi di legno, tra radici, rami e scarti recuperati dopo la tempesta Vaia del 2018. Il materiale non è trattato con vernici o oli, quindi l’opera cambia lentamente sotto l’effetto del sole, della pioggia e della neve.
È proprio questo il suo aspetto più interessante. Non è un semplice punto fotografico, ma il simbolo di un bosco ferito che prova a rinascere. Attorno alla radura si vedono ancora tronchi spezzati e ceppaie, mentre la nuova vegetazione sta riconquistando gli spazi aperti. Io trovo che il contrasto tra la grande figura della lupa e il paesaggio segnato da Vaia renda la visita molto più intensa di quanto ci si aspetti da una passeggiata così breve.
Come arrivare a piedi dalla partenza più semplice
Da Levico Terme si sale in auto verso Vetriolo Terme, a circa 1.500 metri di quota. Il punto di riferimento più pratico è il parcheggio nei pressi del Nif, già noto in passato come Maso Vetriolo Vecchio, vicino alla zona di lancio dei parapendii.
Da qui si segue la strada forestale indicata per il Pian della Casara e Malga Masi. Il fondo è ampio e la pendenza regolare, ma non va confuso con una passeggiata completamente pianeggiante. Bastano scarpe con una buona suola, soprattutto dopo la pioggia, quando alcuni tratti possono diventare scivolosi.
| Dato | Indicazione pratica |
|---|---|
| Punto di partenza | Vetriolo Terme, circa 1.500 metri |
| Destinazione | Pian della Casara |
| Distanza | Circa 1 km |
| Tempo di salita | 15-20 minuti |
| Dislivello | Poco più di 100 metri |
| Difficoltà | Facile, con attenzione al fondo e al meteo |
Non ci sono fontane lungo il breve tragitto, perciò porterei comunque almeno mezzo litro d’acqua a persona. La passeggiata è adatta anche a chi non ha un grande allenamento, ma passeggini e scarpe leggere da città possono rivelarsi poco pratici sul fondo sterrato.
Il giro più completo verso Malga Masi e la Panarotta
Chi vuole trasformare la visita in una vera escursione può continuare lungo la strada forestale con il segnavia 308. Dopo la radura della lupa si raggiunge Malga Masi, intorno ai 1.700 metri, un buon punto per una pausa e per valutare le condizioni del sentiero.
Da Malga Masi il tracciato sale verso La Bassa della Panarotta. Le proposte escursionistiche della SAT indicano, per il percorso da Vetriolo fino alla zona della Bassa e del parcheggio degli impianti, circa 4 ore complessive e 370 metri di dislivello. La difficoltà è classificata E, cioè escursionistica, perché il tratto finale è più ripido e il terreno può essere sconnesso.
Con buone condizioni e adeguato allenamento si può proseguire fino a Cima Panarotta, a 2.002 metri. Da lassù il panorama comprende la Valsugana, i laghi di Levico e Caldonazzo, la Valle dei Mocheni, il Lagorai e, nelle giornate limpide, anche il Gruppo di Brenta. Il percorso verso la cima non è tecnicamente alpinistico, ma richiede più fiato e una gestione corretta dei tempi.
| Itinerario | Impegno indicativo | Per chi è adatto |
|---|---|---|
| Parcheggio - Pian della Casara | 15-20 minuti, poco più di 100 m di dislivello | Famiglie e passeggiata panoramica |
| Vetriolo - Malga Masi - La Bassa | Circa 4 ore complessive, 370 m di dislivello | Escursionisti con allenamento normale |
| Vetriolo - Lupa - Cima Panarotta | Circa 3 ore e 30 minuti in alcune proposte, fino a 580 m di salita | Escursionisti abituati ai percorsi di montagna |
La differenza tra le relazioni dipende dal punto di arrivo, dal tipo di giro e dal rientro. Prima di partire stabilirei quindi se voglio una breve andata e ritorno, un anello oppure una traversata con rientro da un parcheggio diverso. È un dettaglio che cambia molto la pianificazione.
Quando andare e cosa mettere nello zaino
La scultura è visibile durante tutto l’anno, ma il tratto cambia parecchio con le stagioni. Da giugno a ottobre la strada forestale è generalmente più semplice da percorrere, mentre in primavera possono rimanere neve, fango e ghiaccio nei punti meno esposti al sole.
In inverno la passeggiata può diventare un itinerario con ciaspole. In questo caso non mi affiderei alla sola lunghezza del percorso. La neve nasconde buche e radici, il ghiaccio rende insidiosa anche una pendenza modesta e il tempo in quota può cambiare rapidamente.
- Scarponcini o scarpe da trekking con suola scolpita.
- Giacca antivento e uno strato caldo anche in estate.
- Acqua e uno spuntino, perché lungo il primo tratto non ci sono fontane.
- Bastoncini sui percorsi più lunghi o in presenza di neve.
- Ramponcini e ciaspole solo quando le condizioni lo richiedono.
- Cartina o traccia aggiornata per l’itinerario verso la Panarotta.
Per una semplice visita pomeridiana sceglierei la mattina presto o il tardo pomeriggio, quando la luce sulla Valsugana è più morbida e la zona tende a essere meno frequentata. Per il giro completo, invece, partirei presto e controllerei sempre meteo, neve e accessibilità della strada prima di salire.
Per chi è adatta e quali errori evitare
La salita fino alla lupa è adatta a molte persone, compresi bambini abituati a camminare, purché non si pretenda di affrontarla con l’attrezzatura sbagliata. La parte più facile è breve, ma il percorso verso Malga Masi e la Panarotta appartiene a un ambiente di montagna e non a un parco cittadino.
L’errore più comune è fermarsi alla distanza di un chilometro e pensare che tutta l’escursione sia altrettanto semplice. Dopo la scultura aumentano quota, esposizione al vento e dislivello. Chi ha poco tempo può tornare indietro senza problemi, mentre chi prosegue dovrebbe avere ancora energie sufficienti per il rientro.
Durante la visita eviterei di arrampicarmi sull’opera o di toccare i suoi elementi più fragili. Il legno è lasciato al naturale e il suo deterioramento fa parte del progetto. Restare sulla strada forestale, non raccogliere pezzi e portare via i rifiuti sono comportamenti semplici che proteggono un luogo già segnato dagli eventi atmosferici.
Una meta da abbinare ai laghi e a Levico Terme
La visita funziona bene anche come tappa di una giornata più ampia in Valsugana. Dopo la discesa si può raggiungere Levico Terme, passeggiare lungo il lago oppure scegliere il Lago di Caldonazzo. In alternativa, una sosta a Malga Masi rende l’uscita più completa senza obbligare a salire fino alla cima.
Io la proporrei in modo diverso a seconda del gruppo. Per una famiglia o per chi desidera soltanto vedere l’opera, bastano parcheggio, strada forestale e panorama. Per escursionisti allenati, invece, il collegamento con La Bassa e la Panarotta offre una giornata più varia, con bosco, radure, testimonianze della Grande Guerra e ampie vedute sulla valle.
La scelta migliore dipende dal tempo che hai
Con poco tempo, considera la visita alla scultura come una passeggiata panoramica di circa un’ora tra andata, sosta e ritorno. Se hai mezza giornata, aggiungi Malga Masi e valuta La Bassa solo dopo aver controllato meteo e condizioni del terreno.
La vera forza di questa meta sta nell’unione tra arte, memoria della tempesta Vaia e paesaggio del Lagorai. Non serve inseguire per forza la vetta più alta: anche il breve sentiero verso la radura offre un’esperienza completa, purché venga affrontato con rispetto per la montagna e con l’abbigliamento giusto.