Tra boschi, meleti e prati della Val di Non c’è un itinerario breve ma molto ben costruito, ideale per chi vuole un’escursione semplice senza rinunciare a un po’ di storia locale e a un tratto di bosco davvero narrativo. Il percorso di Preghena, spesso cercato come sentiero delle fate, funziona bene perché unisce cammino facile, installazioni in legno e panorami aperti sulla valle. In questo articolo ti spiego come si sviluppa, quando conviene farlo e quali accortezze pratiche fanno la differenza.
In breve, un anello facile che mescola natura, leggende e una logistica semplice
- Partenza e arrivo sono a Preghena, in Val di Non, con sviluppo ad anello.
- Il tracciato ufficiale misura 4,6 km e richiede circa 1 ora e 45 minuti.
- Le famiglie lo scelgono per le 21 installazioni in legno e per il taglio didattico.
- Le scarpe da ginnastica possono bastare in condizioni asciutte, ma il fondo è sterrato e con dislivello.
- Il passeggino non è la scelta giusta; meglio uno zainetto porta-bimbi.
- Se arrivi in auto o con bus da Cles, l’organizzazione è piuttosto lineare.

Che cosa rende speciale l’anello di Preghena
Secondo VisitTrentino, questo itinerario è un anello facile di 4,6 km con 250 metri di salita e 250 metri di discesa, quindi non è una semplice passeggiata in piano ma nemmeno una camminata impegnativa. La cosa che lo distingue davvero è il suo taglio narrativo: lungo il percorso non trovi solo segnavia e bosco, ma 21 installazioni in legno che raccontano fiabe, animali e lavori di un tempo.
Nel sentiero delle fate di Preghena la parte più interessante, a mio avviso, è proprio il legame tra immaginario e paesaggio reale. Cammini tra boschi, meleti e prati, ma al tempo stesso leggi una piccola storia del territorio: il risultato è più convincente di tanti percorsi “tema” che dicono molto e mostrano poco. Qui, invece, il contenuto si vede davvero sul terreno.
È anche il motivo per cui lo consiglierei a chi viaggia in famiglia o a chi vuole un’uscita diversa dal solito senza dover pianificare una giornata intera. La passeggiata funziona perché resta accessibile, ma ha abbastanza elementi visivi da non risultare banale. Da qui, però, vale la pena capire come si sviluppa il tracciato e dove sono i punti da non sottovalutare.Come si sviluppa il percorso e cosa incontri lungo il cammino
L’anello parte dal centro di Preghena e sale subito verso una quota intorno ai 900 metri, con una rampa iniziale che merita attenzione soprattutto se si arriva con bambini piccoli o con ritmi molto tranquilli. Dopo questa prima parte, il cammino alterna tratti in piano e in lieve discesa, toccando punti panoramici e installazioni che raccontano il territorio in modo semplice ma ben fatto.
| Dato utile | Valore | Perché conta davvero |
|---|---|---|
| Distanza | 4,6 km | Ti aiuta a capire se sta dentro a una mezza giornata rilassata. |
| Tempo medio | 1:45 h | È una durata realistica se ti fermi a leggere le installazioni. |
| Dislivello | 250 m | Spiega perché non è un percorso completamente piatto. |
| Punto più alto | 1.068 m | Utile per valutare il clima e l’esposizione. |
| Difficoltà | Facile | Conferma che è adatto a chi cerca un’escursione semplice. |
Tra i passaggi più interessanti ci sono il dosso panoramico che apre la vista sulla valle e una struttura dove fermarsi a metà percorso. Io apprezzo molto anche il fatto che il rientro attraversi il centro del paese e passi vicino alla chiesa di Sant’Antonio Abate: aggiunge un finale più umano e meno “standard da sentiero”. È un dettaglio piccolo, ma rende il giro più completo.
Se ti aspetti un bosco puramente fiabesco e isolato, però, conviene correggere subito l’aspettativa: questo è un itinerario che mescola natura, frazioni, memoria rurale e punti abitati. Proprio per questo funziona bene; semplicemente, non va letto come un parco giochi nel bosco. E qui entra in gioco la scelta del periodo giusto e dell’equipaggiamento.
Quando andarci e come vestirsi davvero
Io lo considero soprattutto un percorso da giornate asciutte, dalla primavera all’autunno, quando il fondo sterrato offre il meglio e la lettura delle installazioni è più piacevole. Dopo piogge abbondanti il terreno può diventare più scivoloso, soprattutto nei punti in salita e in discesa iniziali, quindi non è il caso di sottovalutarlo solo perché è classificato facile.
VisitTrentino indica che sono sufficienti normali scarpe da ginnastica, e in condizioni buone la valutazione ha senso. Detto questo, se vuoi camminare con più sicurezza io sceglierei scarpe con suola più scolpita: non serve un modello tecnico pesante, ma nemmeno una sneaker liscia. Lo stesso vale per l’abbigliamento: meglio stratificare, perché in Val di Non la temperatura può cambiare in fretta tra il fondovalle e la zona più alta del percorso.
- Con bambini piccoli, meglio uno zainetto porta-bimbi rispetto al passeggino.
- Per soste e foto, conviene mettere in conto qualche pausa in più: il percorso è pensato anche per fermarsi a osservare.
- Se piove, aspetta un giorno più stabile: il dislivello si sente di più quando il fondo è umido.
- Se vuoi farlo con calma, parti al mattino o nel primo pomeriggio, così hai margine per rientrare senza fretta.
Questa è una di quelle escursioni in cui la preparazione giusta pesa più della forma fisica. E infatti la vera domanda non è solo “riesco a farla?”, ma “come ci arrivo senza complicarmi la giornata?”.
Come arrivare senza complicazioni
Il punto di partenza è Preghena, e la logistica è più semplice di quanto sembri. In auto si raggiunge la frazione dalla Val di Non seguendo le indicazioni per Rumo; il parcheggio è in paese, anche se chi vuole evitare la salita iniziale può lasciare l’auto più in alto, lungo la stradina che porta verso la zona di partenza sopra l’abitato.
Se ti muovi con i mezzi pubblici, la soluzione più lineare è fare riferimento a Cles e poi usare la linea 634, che collega Preghena. Non è il classico punto “arrivo, scendi e sei già sul sentiero”, quindi io mi organizzerei con un po’ di margine, soprattutto se viaggi con bambini o in un weekend affollato.
Per una giornata ben riuscita, ti suggerisco di pensare anche al prima e al dopo. Prima dell’escursione conviene avere acqua e uno snack già pronti, perché i punti di sosta arrivano nel momento giusto ma non sostituiscono una minima autonomia. Dopo il percorso, invece, la Val di Non offre diversi spunti per allungare la giornata senza forzare: un borgo, una vista sul lago di Santa Giustina o una sosta tranquilla in valle funzionano molto meglio di un secondo trekking impegnativo.
In pratica, questa è un’uscita facile da incastrare in un weekend, ma proprio per questo va organizzata con cura: se la tratti come una passeggiata qualsiasi, rischi di perderne la parte migliore, cioè il ritmo lento e la lettura del paesaggio.
Perché vale davvero una mezza giornata in Val di Non
Io lo consiglio quando vuoi un’escursione che abbia un’identità precisa: non solo cammino, ma anche racconto del territorio. L’anello di Preghena riesce bene perché è semplice da seguire, abbastanza breve da non stancare e abbastanza ricco da non sembrare “vuoto”. Le installazioni in legno, i riferimenti ai lavori di un tempo e i passaggi panoramici fanno la differenza più di qualsiasi descrizione generica.
Il suo limite, ed è giusto dirlo, è che non soddisfa chi cerca una camminata alpina vera e propria o un grande dislivello da allenamento. Qui il valore sta altrove: nella leggerezza dell’itinerario, nel contesto di valle e nella capacità di essere adatto a gruppi diversi senza perdere interesse. Se cerchi un percorso facile ma con personalità, è una scelta molto centrata.
Quando lo inserisco in un programma in Trentino, io lo vedo bene come escursione di apertura o di chiusura di un weekend: ti lascia energie, non ti consuma la giornata e ti restituisce un’idea chiara della Val di Non, fatta di boschi, prati, paesi e storia minuta. È proprio questo equilibrio, più che il lato “fiabesco”, a renderlo memorabile.