Giro dei forti al Tonale - Scegli la tua avventura storica

9 giugno 2026

Ciclista in discesa su sentiero roccioso, con montagne innevate sullo sfondo, durante il giro dei forti tonale.

Indice

Tra il Passo del Tonale e la Val di Strino c’è un itinerario che funziona proprio perché non è solo una camminata: mette insieme fortificazioni della Prima guerra mondiale, pascoli alti, viste aperte sulla Presanella e una difficoltà che cambia parecchio a seconda della variante scelta. Io lo considero uno di quei percorsi in cui la preparazione conta più della forza: se capisci bene quale anello vuoi fare, la giornata viene pulita e molto piacevole.

In breve, un anello storico da scegliere nella variante giusta

  • La partenza più comoda è l’Ospizio San Bartolomeo, al Passo del Tonale, a quasi 2.000 metri.
  • La versione classica tocca Forte Mero e Forte Zaccarana, con 9,1 km e circa 3 ore e mezza di cammino.
  • La variante breve fino a Zaccarana è molto più semplice e si presta bene a chi vuole una gita storica senza grande impegno.
  • Le estensioni verso Città Morta e Laghetti di Strino trasformano l’uscita in una vera escursione di giornata.
  • Tra maggio e ottobre trovi in genere le condizioni migliori; fuori stagione serve verificare bene neve e percorribilità.

Cosa rende interessante il giro dei forti al Tonale

Il motivo per cui questo itinerario piace così tanto è semplice: racconta un tratto di frontiera senza bisogno di molta immaginazione. Qui il fronte della Guerra Bianca, cioè la guerra combattuta in alta quota e in condizioni estreme, ha lasciato fortificazioni, caserme, sentieri militari e resti di insediamenti che oggi si leggono ancora bene nel paesaggio.

Il punto chiave, però, è un altro: non esiste un solo percorso. Nella stessa zona puoi fare una passeggiata storica di due ore, un anello classico molto ben bilanciato oppure un’escursione più lunga che si allarga verso la Città Morta e i Laghetti di Strino. Per me è un vantaggio, perché ti permette di scegliere davvero in base alla gamba e non solo alla voglia di camminare.

Se stai programmando un’uscita in Val di Sole, questa è una delle escursioni in cui ha senso leggere prima il profilo del percorso e poi decidere quanto allungare. Ed è proprio da qui che conviene partire: dai luoghi che incontrerai lungo il tragitto.

Rovine di un forte alpino, parte del giro dei forti tonale, con montagne innevate sullo sfondo e alberi verdi.

I forti e i luoghi che danno senso al percorso

Io li leggo così: ogni tappa aggiunge un pezzo diverso al racconto, e non tutte hanno lo stesso peso. Alcune sono più panoramiche, altre più storiche, altre ancora servono soprattutto a dare continuità al giro.

  • Forte Mero è uno degli snodi centrali del percorso. È un’opera austro-ungarica costruita tra il 1911 e il 1913, pensata come collegamento tra Zaccarana e Pozzi Alti. Oggi è interessante perché non è una rovina qualunque: si percepisce ancora bene la logica militare con cui era stata collocata.
  • Forte Zaccarana è il punto più panoramico del giro classico. Si trova a quota 2.096 metri circa ed è il luogo in cui la vista si apre davvero sulla sella del Tonale, sulla Presanella e sulle creste della zona. L’interno è visitabile solo in parte e, per alcune visite, serve una guida.
  • Città Morta è un antico insediamento militare austro-ungarico che si incontra nelle varianti più lunghe. È uno di quei posti che funzionano perché non sono solo “da vedere”, ma da interpretare: il tracciato dei muri a secco aiuta a capire come fosse organizzato il villaggio.
  • Forte Strino si trova lungo la strada del Tonale, sopra Vermiglio, ed è oggi un museo legato alla Grande Guerra. Per chi ha poco tempo, può diventare una visita separata molto utile prima o dopo l’escursione.
  • I Laghetti di Strino compaiono nelle versioni più ampie dell’anello. Non sono un semplice extra paesaggistico: danno respiro al percorso e lo spostano da itinerario quasi solo storico a escursione alpina completa.

In pratica, il valore del giro non sta solo nel “toccare dei forti”, ma nel modo in cui storia e quota si tengono insieme senza forzature. Una volta chiarito questo, il percorso classico si legge molto meglio, passo dopo passo.

Come si svolge l’anello classico dal Passo del Tonale

La versione che io consiglierei come riferimento parte dall’Ospizio San Bartolomeo, lungo il Passo del Tonale, e segue una traccia abbastanza lineare. È un anello ben segnato, con indicazioni SAT molto utili, e non richiede particolari abilità tecniche.

  1. Dal parcheggio dell’Ospizio San Bartolomeo si imbocca la sterrata verso est, seguendo l’altopiano panoramico del Tonale.
  2. Il primo obiettivo è Forte Mero, che si incontra senza grande fatica e permette già di capire la struttura del vecchio sistema difensivo.
  3. Si prosegue verso le caserme di Strino, dove l’itinerario inizia a salire con più decisione.
  4. La salita porta a Forte Zaccarana, il punto più alto e più scenografico dell’anello classico.
  5. Il rientro avviene tramite il sentiero SAT 160, che rende la chiusura del giro comoda e abbastanza naturale.

La scheda più completa che ho trovato per questa variante parla di 9,1 km, circa 3 ore e mezza di percorrenza, 250 metri di salita e 250 di discesa. È un dato importante perché chiarisce bene il carattere del percorso: non è un trekking impegnativo, ma nemmeno una passeggiata piatta da fare distrattamente.

Qui conta soprattutto il ritmo. Se cammini senza fretta, con soste brevi sui punti panoramici, l’uscita resta piacevole e ben calibrata. Se invece provi ad allungarla senza guardare il dislivello, rischi di trasformare una gita intelligente in una giornata più lunga del previsto. Da qui nasce la domanda vera: quale variante conviene davvero?

Quale variante conviene davvero

Qui io sarei molto concreto. Non tutti vogliono la stessa cosa: c’è chi cerca una mezza giornata con valore storico, chi vuole un anello classico e chi preferisce una camminata più lunga, quasi da escursione d’alta quota. La scelta giusta dipende da quanto vuoi camminare e da quanta storia vuoi leggere sul terreno.
Variante Dati chiave Quando la sceglierei
Ospizio San Bartolomeo - Forte Zaccarana Circa 2 ore, 125 m di dislivello, difficoltà turistico Se vuoi una passeggiata breve, molto facile da gestire e adatta anche a chi non vuole impegnarsi troppo
Anello classico con Forte Mero e Zaccarana 9,1 km, circa 3h30, 250 m di salita e discesa, difficoltà media Se cerchi il miglior compromesso tra storia, panorama e impegno fisico
Città Morta e Laghetti di Strino 18,2 km, circa 6h40, 1057 m di salita, difficoltà media Se vuoi una giornata intera e ti interessa un itinerario più ricco e continuo
Forte Strino - Monte Tonale Orientale 4h20, 1158 m di dislivello, difficoltà escursionistica, tratto finale più impegnativo Se vuoi un percorso storico molto lungo e hai già una buona gamba da montagna

Se mi chiedi quale sia la scelta migliore, io direi così: per la maggior parte delle persone l’anello classico è la soluzione più equilibrata. La variante breve è perfetta se vuoi restare leggero; quella lunga ha senso solo se ti interessa davvero riempire tutta la giornata e non ti spaventa un dislivello più serio. Il trucco è non confondere il giro dei forti con una semplice visita ai ruderi: qui il terreno resta pur sempre montano. E proprio per questo conviene prepararlo bene, soprattutto per stagione ed equipaggiamento.

Quando andare e cosa portare nello zaino

Per questo itinerario io ragiono in modo pragmatico: da maggio a ottobre hai in genere le finestre migliori, ma la quota fa davvero la differenza. Sopra i 1.900 metri il vento si sente, il sole picchia quando il cielo è limpido e dopo un temporale il terreno può diventare più scivoloso di quanto sembri dal parcheggio.

Le fonti locali indicano periodi consigliati che cambiano in base alla variante: il tratto Ospizio San Bartolomeo - Zaccarana è adatto già da maggio a ottobre, mentre i percorsi più lunghi verso Strino e il Monte Tonale Orientale sono più logici da giugno in avanti. Io non partirei mai in primavera avanzata senza aver verificato la situazione neve e il meteo del giorno.

  • Scarponcini o scarpe da trekking con buona aderenza, perché le sterrate e i sentieri erbosi non perdonano suole lisce.
  • Acqua a sufficienza, almeno 1,5 litri a persona per la versione classica; di più se fa caldo o se scegli la variante lunga.
  • Strato antivento, perché in quota la temperatura cambia in fretta anche in giornate apparentemente stabili.
  • Protezione solare, cappello e occhiali: i tratti aperti del Tonale prendono molto sole.
  • Mappa offline o traccia GPS, utile soprattutto se allunghi verso Città Morta, Laghetti di Strino o Monte Tonale Orientale.
  • Tempo extra per le soste panoramiche e per eventuali visite, perché alcuni interni sono aperti solo in parte o con guida.

Un dettaglio pratico che non sottovaluto mai: l’itinerario è ben segnato, ma in alta quota la segnaletica non basta se il meteo si chiude. Un po’ di prudenza qui vale più di qualsiasi entusiasmo iniziale. E proprio la prudenza aiuta anche a evitare gli errori più frequenti, che in questo caso sono meno banali di quanto sembri.

Gli errori che vedo più spesso su questo itinerario

Su questo percorso gli sbagli non sono spettacolari, ma rovinano facilmente la giornata. Io ne vedo soprattutto quattro.

  • Scambiare una variante per l’altra. Non è la stessa cosa fare la breve salita a Zaccarana o l’anello da 9,1 km con Mero e rientro dal SAT 160.
  • Sottovalutare l’altitudine. Anche se i dislivelli sembrano contenuti, si cammina comunque a quote elevate e il fiato può cambiare più del previsto.
  • Immaginare che tutti i forti siano visitabili dentro. In realtà alcuni sono solo parzialmente accessibili, e per Zaccarana l’ingresso interno può dipendere dalle visite guidate.
  • Partire senza guardare il meteo. In questi ambienti il vento e i temporali brevi incidono molto più di quanto incidano in un sentiero di media valle.

Io aggiungerei anche un ultimo errore, più sottile: pensare che il valore del giro stia solo nella storia. In realtà il paesaggio fa metà del lavoro. Se cammini con attenzione, capisci presto che la parte migliore del Tonale è proprio questa fusione tra memoria militare e lettura alpina del territorio.

Il modo migliore di viverlo senza sprecarne il valore

Se dovessi consigliarlo a chi vuole una giornata ben costruita, io sceglierei così: breve anello fino a Forte Zaccarana se cerchi un’uscita leggera, anello classico se vuoi il miglior equilibrio, estensione verso Città Morta e Laghetti di Strino solo se hai gamba e vuoi trasformare l’escursione in un percorso davvero completo. Il punto non è fare più chilometri possibile, ma scegliere la misura giusta per il tempo che hai.

Per una base in zona, la combinazione che funziona meglio secondo me è questa: escursione al mattino, pausa tranquilla al rientro e, se ti interessa la storia, una visita separata a Forte Strino. Così il racconto dei forti del Tonale resta leggibile e non si perde dentro una giornata troppo carica. Se la affronti in questo modo, non stai solo facendo una camminata: stai leggendo un pezzo di Trentino che ha ancora molto da dire.

Domande frequenti

Il punto di partenza più comodo è l'Ospizio San Bartolomeo, situato al Passo del Tonale, a quasi 2.000 metri di altitudine. Offre facile accesso a tutte le varianti del percorso.

Le varianti includono la passeggiata breve a Forte Zaccarana (circa 2 ore), l'anello classico con Forte Mero e Zaccarana (circa 3h30) e le estensioni verso Città Morta e Laghetti di Strino (fino a 6h40).

Generalmente, il periodo migliore va da maggio a ottobre. Per le varianti più lunghe e in alta quota, è consigliabile da giugno in avanti, verificando sempre le condizioni meteo e la presenza di neve.

L'itinerario combina storia della Prima Guerra Mondiale con paesaggi alpini mozzafiato. La possibilità di scegliere tra diverse varianti, da passeggiate facili a escursioni complete, lo rende adatto a tutti.

Evita di sottovalutare l'altitudine, confondere le varianti, aspettarti che tutti i forti siano visitabili internamente e partire senza controllare il meteo. Una buona preparazione garantisce un'esperienza migliore.

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Jole Gatti

Jole Gatti

Mi chiamo Jole Gatti e ho un'esperienza di 9 anni nel campo del trekking e nella scoperta dei laghi e borghi del Trentino. La mia passione per la natura e la cultura di questa regione è nata fin da giovane, quando ho iniziato a esplorare i sentieri e a scoprire le storie che si celano dietro ogni angolo. Scrivo per condividere le meraviglie di questi luoghi, aiutando i lettori a comprendere le bellezze naturali e culturali che il Trentino ha da offrire. Nel mio lavoro, mi impegno a fornire informazioni utili e aggiornate, verificando sempre le fonti e confrontando dati per garantire un contenuto chiaro e accessibile. Mi piace semplificare argomenti complessi e seguire le tendenze del settore, affinché chiunque possa apprezzare e godere delle esperienze che questa straordinaria regione offre, sia che si tratti di un'escursione nei boschi, di una visita a un pittoresco borgo o di una giornata trascorsa a contemplare le acque di un lago.

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