A Lavarone c’è una scultura lignea che vale la deviazione non solo per la foto, ma per quello che racconta: una storia di boschi, tempesta, rinascita e cammino lento. Il Drago di Vaia è diventato una delle attrazioni più riconoscibili dell’Alpe Cimbra proprio perché unisce paesaggio e significato, con un percorso semplice da organizzare ma non banale da vivere. Qui trovi cosa vedere, come arrivarci senza errori, quanto dura la passeggiata e come inserirla in un itinerario sensato tra lago, forti e borghi del Trentino.
Le informazioni essenziali per visitare bene la scultura
- La scultura si trova sopra la frazione di Magrè, sul Tablat, nel comune di Lavarone.
- Non si raggiunge in auto: bisogna partire a piedi oppure usare la seggiovia Tablat da Bertoldi.
- Il Sentiero del Drago è lungo circa 2,5 km e ha una decina di tappe tematiche.
- Il drago misura circa 16-17 metri di lunghezza, 7 metri di altezza e pesa intorno alle 6 tonnellate.
- Le partenze più comode sono Gionghi, Bertoldi, Cappella/Parco Palù e la zona Cost verso Luserna.
- In inverno servono scarponi adatti, e in alcuni tratti possono essere utili ramponcini o ciaspole.

Il drago e la sua seconda vita
Oggi l’opera che si visita è il Drago Vaia Regeneration, una grande scultura in legno che domina il pianoro sopra Magrè. La sua forza non sta solo nelle dimensioni, ma nel fatto che nasce da una ferita reale del territorio: il legno recuperato dopo la tempesta Vaia del 2018 e, nella versione attuale, anche dai resti carbonizzati del drago precedente, distrutto da un incendio nel 2023.
Io la leggo così: non è una semplice installazione artistica, ma un segno pubblico di resilienza. La prima versione fu realizzata da Marco Martalar nel 2021; la nuova rinascita arrivò nel 2024 e ha reso l’opera ancora più iconica, con una postura più tesa e materica. Per chi viaggia in Trentino, questo dettaglio conta perché cambia il modo in cui si guarda al luogo: non si sta andando soltanto a vedere un oggetto famoso, ma un simbolo contemporaneo della montagna che reagisce.
Le dimensioni aiutano a capire perché colpisca così tanto da vicino: la struttura è enorme, costruita con migliaia di pezzi di legno e fissaggi metallici, e si percepisce bene solo quando la si raggiunge a piedi. Ed è proprio qui che la visita cambia ritmo, perché il contesto naturale fa parte dell’esperienza tanto quanto la scultura stessa. Per capire davvero come viverla, però, bisogna partire dal punto più concreto: dove si trova e quale accesso scegliere.
Dove si trova davvero e come arrivarci senza sbagliare strada
La scultura si trova sull’altopiano di Lavarone, in Alpe Cimbra, sopra la frazione di Magrè, lungo il Tablat. La regola pratica è semplice: non cercare di arrivare in macchina fino al drago, perché l’accesso turistico alla zona non è consentito. La visita richiede un tratto a piedi, ma la buona notizia è che ci sono più punti di partenza e si può scegliere il livello di fatica che si preferisce.
| Punto di partenza | Tempo indicativo | Per chi lo sceglierei | Nota pratica |
|---|---|---|---|
| Cost, verso Luserna | Circa 30 minuti | Se vuoi arrivare nel modo più rapido | Percorso facile, ma non adatto alla carrozzina |
| Gionghi | Circa 45-60 minuti | Se vuoi una passeggiata più tranquilla nel bosco | Salita dolce e ben segnalata |
| Bertoldi + seggiovia Tablat | Circa 10 minuti in seggiovia + breve cammino | Famiglie e chi vuole ridurre il dislivello | È la soluzione più comoda per arrivare in quota |
| Cappella / Parco Palù | Variabile, in genere itinerario moderato | Chi vuole abbinare la visita a un cammino più completo | Itinerario adatto a chi è abituato a camminare |
Se dovessi scegliere io, punterei su Gionghi o su Bertoldi. Il primo offre una passeggiata più continua, il secondo è la soluzione più pratica se viaggi con bambini piccoli o se vuoi tenere energie per il resto della giornata. Il punto non è arrivare in fretta, ma arrivare senza stress e con il tempo giusto per guardarsi intorno. E qui entra in gioco la parte migliore della visita: il sentiero tematico che circonda il drago.
Il Sentiero del Drago merita più della sola foto
Attorno alla scultura si sviluppa un percorso ad anello che rende la visita più ricca di quanto sembri a prima vista. Il Sentiero del Drago misura circa 2,5 km sul pianoro del Tablat, con un andamento quasi sempre lieve e una decina di tappe che alternano installazioni lignee, pannelli e piccole attività all’aperto. È una delle rare passeggiate in cui il contenuto narrativo non disturba il paesaggio, ma lo completa.
Le tappe più riconoscibili, come la Grotta del Drago, Madre Natura, i Profumi del Bosco e i Suoni del Bosco, funzionano bene perché non sono messe lì solo per riempire spazio. Servono a far leggere il bosco con più attenzione. In pratica, la camminata diventa più interessante sia per gli adulti sia per i bambini, che qui non fanno una semplice “passeggiata premio”, ma un percorso con piccoli indizi e pause naturali.
Per i più piccoli esiste anche un giocalibro acquistabile all’APT di Gionghi o alla partenza della seggiovia Tablat. È una di quelle idee semplici che, quando sono fatte bene, cambiano davvero l’esperienza: un bambino che cerca una soluzione, un dettaglio o un personaggio osserva il bosco in modo diverso. E questo è esattamente il tipo di valore che cerco quando consiglio un’attrazione di montagna a una famiglia. A questo punto resta da capire quando andare e cosa portare, perché la differenza tra una bella uscita e una visita scomoda sta spesso nei dettagli.
Quando andare e cosa portare nello zaino
Il periodo migliore dipende da ciò che cerchi. In estate la passeggiata è piacevole, ma io preferisco le ore più fresche del mattino o il tardo pomeriggio, quando il bosco è più silenzioso e la luce sulle sculture è meno dura. In autunno, invece, il contrasto tra il legno, le radure e i colori del fogliame rende il percorso molto fotogenico. In inverno l’atmosfera diventa più severa, ma anche più suggestiva, a patto di essere equipaggiati bene.
Le cose da non sottovalutare sono poche ma importanti:
- scarpe da trekking con buona suola, non scarpe cittadine;
- acqua, anche per tragitti brevi, perché il cammino in quota secca più di quanto sembri;
- uno strato leggero in più in estate, perché il tempo in montagna cambia in fretta;
- bastoncini, ramponcini o ciaspole in inverno, se il fondo è ghiacciato o innevato;
- attenzione ai divieti e ai sentieri segnalati, perché la frazione di Magrè va rispettata come area abitata e protetta.
Un errore che vedo fare spesso è trattare la visita come una semplice sosta fotografica. In realtà è un’uscita di montagna, breve ma vera. Se parti con l’idea giusta, il drago non è il punto finale della giornata, ma l’inizio di un itinerario più ampio. E proprio qui si apre il capitolo più utile per chi organizza una gita in zona: cosa abbinare nei dintorni.
Cosa vedere nei dintorni di Lavarone dopo la visita
La parte intelligente della giornata è non fermarsi alla scultura. Lavarone e l’Alpe Cimbra offrono abbastanza cose da riempire mezza giornata senza correre, e per me è il modo migliore per far fruttare davvero lo spostamento. Se vuoi una combinazione equilibrata, il drago può essere la prima tappa, seguita da un luogo più rilassato o più storico.
Le combinazioni che funzionano meglio sono queste:
- Parco Palù, se viaggi con bambini o vuoi un’area verde dove fermarti con calma;
- Lago di Lavarone, se cerchi una passeggiata facile e un cambio di scenario più morbido;
- Forte Belvedere, se vuoi aggiungere il lato storico e capire meglio il paesaggio degli altipiani;
- una sosta in centro a Lavarone o nelle frazioni, se preferisci chiudere con un pranzo semplice invece di accumulare altre camminate.
Qui la regola è molto pratica: meglio due tappe fatte bene che quattro fatte di fretta. Il drago è abbastanza forte da reggere da solo una visita, ma dà il meglio quando lo inserisci in un giro sensato, non come episodio isolato. Per questo, in chiusura, ti lascio l’itinerario che io userei senza forzare la giornata.
Come trasformare la visita in una mezza giornata ben spesa
Se avessi poche ore sull’altopiano, farei così: parcheggio comodo, cammino senza fretta verso la scultura, pausa breve per osservarla da più punti e poi discesa con una tappa al lago o al forte. È un ritmo che funziona perché non sacrifica il paesaggio alla fretta e non riduce l’attrazione a un semplice scatto.
In pratica, il Drago di Vaia è una di quelle attrazioni del Trentino che riescono bene quando le si prende per ciò che sono davvero: non un monumento da “spuntare”, ma un frammento di territorio raccontato con il legno. Se stai costruendo un itinerario tra castelli e attrazioni, io lo metterei tra le soste che danno senso al viaggio, non solo tra quelle che riempiono la giornata.Se vuoi portarti a casa un’immagine utile di questa visita, è semplice: bosco, silenzio, legno annerito e una scultura enorme che parla di perdita e rinascita nello stesso istante. Ed è proprio per questo che, una volta arrivati sul Tablat, quasi nessuno pensa soltanto di aver visto una bella opera; la sensazione è di aver capito un po’ meglio Lavarone e il suo paesaggio.