Il Lago delle Salare è una di quelle mete che funzionano meglio quando non le si riduce a un nome sulla mappa: è un laghetto alpino raccolto, inserito in un contesto di pascoli, bosco e viste aperte sul Monte Peller. In questa guida trovi cosa aspettarti davvero, come arrivarci, quanto dura il trekking, quando conviene andarci e quale variante scegliere se vuoi trasformarlo in un giro più ampio verso la Val Nana.
Lo considero un itinerario utile sia a chi cerca una mezza giornata semplice, sia a chi vuole un’escursione tranquilla ma non banale. La differenza, qui, la fanno l’accesso, il ritmo della salita e la scelta del ritorno.
I dati essenziali per organizzare la gita
- Il lago si trova sul versante occidentale del Monte Peller, in Val di Non, ai margini dell’Adamello Brenta.
- L’itinerario classico parte dal parcheggio del Lago Dorigat e passa da Malga Clesera.
- La camminata standard richiede circa 3 ore e 20 minuti, con 10,5 km e 289 m di dislivello positivo.
- Il percorso è generalmente considerato facile, ma l’accesso in auto è su strada lunga e in parte sterrata.
- Chi vuole può proseguire verso Passo della Forcola o Passo della Nana per trasformare la gita in un anello più lungo.
- Malga Clesera è il punto più utile per una sosta, soprattutto quando i prati sono nel loro momento migliore.
Perché questo laghetto vale la deviazione
Io lo considero una meta da trekking “giusta”: non è il classico lago da cartolina affollato, ma un laghetto alpino raccolto, con un contesto molto più interessante del suo formato. Siamo sul versante occidentale del Monte Peller, in un ambiente che alterna bosco, radure e pascoli, quindi il valore della gita non è solo l’acqua in sé ma la sequenza di paesaggi che la precede.
Visit Trentino lo descrive come una tappa piacevole per salire poi al Passo della Nana, e questa lettura è corretta: funziona bene come obiettivo intermedio oppure come pausa panoramica dentro un itinerario più ampio. Se ami le escursioni in cui il punto d’arrivo non è l’unica cosa che conta, qui trovi esattamente quel tipo di soddisfazione. E proprio per questo ha senso capire bene come si raggiunge.

Come arrivare al laghetto e quale sentiero seguire
Il punto di partenza più usato è il parcheggio del Lago Dorigat, vicino al Rifugio Peller. Da lì si imbocca la sterrata verso Malga Clesera, seguendo la segnaletica SAT 313; una volta superata la malga, si continua nel bosco lungo il 308 fino al lago. La logica del percorso è semplice: prima un tratto largo e regolare, poi una progressione più morbida tra prati e alberi, fino allo specchio d’acqua.
Come indica Visit Val di Non, l’itinerario classico segue proprio i sentieri SAT 336 e 308 nella parte più ampia della zona, con passaggi che toccano località come Malga Tassullo, Passo della Forcola, il laghetto e Malga Cavalli. Questa informazione è utile perché chiarisce una cosa spesso sottovalutata: l’area non è solo un punto di arrivo, ma un piccolo sistema di collegamenti escursionistici. Se hai tempo, vale la pena leggerlo così fin dall’inizio.
La parte da non sottovalutare non è tanto la camminata, quanto l’accesso stradale: la carrozzabile che sale da Cles è lunga e in buona parte sterrata. Per questo io la consiglierei soprattutto a chi ha un’auto adatta a strade alpine o non ha problemi a guidare con calma. Se invece arrivi con mezzi molto bassi o vuoi evitare imprevisti, conviene informarsi prima sulle condizioni della strada e del parcheggio.
Per chi ama i giri più lunghi, l’area si presta anche a varianti verso il Passo della Forcola o la Val Nana. Il vantaggio è evidente: invece di fare solo andata e ritorno, puoi trasformare la giornata in un percorso più articolato, con una lettura migliore del versante del Peller. Il rovescio della medaglia è altrettanto chiaro: aumentano tempi, impegno e necessità di leggere bene i segnavia.
I numeri del trekking che ti servono davvero
Qui i numeri contano, perché aiutano a capire subito se la gita è adatta alla tua giornata. I dati pratici disponibili negli itinerari turistici aggiornati al 2026 parlano così.
| Voce | Valore | Perché conta |
|---|---|---|
| Tempo di percorrenza | circa 3 h 20 min | Ti dice se l’escursione rientra in una mezza giornata |
| Lunghezza | 10,5 km | Aiuta a valutare il passo e le energie richieste |
| Dislivello | +289 m / -289 m | Conferma che non è una salita estrema |
| Quota del tratto | tra 1.869 e 2.019 m | Ricorda che sei già in ambiente d’alta quota |
| Difficoltà | facile | Utile per famiglie e camminatori poco allenati |
| Punti di ristoro | Malga Clesera | Può fare la differenza se vuoi fermarti senza portarti tutto da casa |
Visit Trentino riporta questi valori per il giro classico con partenza dal Lago Dorigat, e io li leggo così: il percorso non richiede preparazione alpinistica, ma resta una vera escursione di montagna. Se sottovaluti l’altitudine o la lunghezza totale del giro, finisci per viverla male. La buona notizia è che il margine di errore è ampio, soprattutto se parti presto e tieni un ritmo regolare. Da qui viene naturale chiedersi quando andare, perché la stagione cambia parecchio il risultato finale.
Quando andarci per trovare il posto migliore
Il periodo più sensato è tra fine primavera e autunno, ma non tutti i mesi offrono la stessa esperienza. Inizio estate e settembre sono spesso i momenti più equilibrati: i prati possono essere più vivi, le temperature sono gradevoli e la luce valorizza bene il paesaggio. In piena estate, invece, hai il vantaggio di giornate lunghe ma anche più escursionisti lungo i tratti facili.
Io terrei d’occhio due variabili. La prima è il meteo, perché nella zona del Peller un temporale pomeridiano cambia subito la qualità della gita. La seconda è il livello di umidità del terreno: dopo piogge recenti o in giornate molto bagnate, i prati e i tratti nel bosco possono risultare più scivolosi del previsto. In pratica, il luogo è accessibile, ma non va trattato come un sentiero urbano. Questa distinzione è utile anche per capire se vale la pena allungare l’itinerario verso i passi vicini.
Le varianti più interessanti per non limitarsi alla sola andata e ritorno
Se vuoi sfruttare bene la zona, hai almeno tre letture possibili dell’escursione. La più semplice è la classica andata e ritorno da Lago Dorigat a Malga Clesera e al lago. È la scelta che consiglierei a chi cerca un’uscita tranquilla, magari con famiglia o con poco tempo a disposizione.
La seconda opzione è l’anello con Passo della Forcola e rientro attraverso la Val Nana. Qui il giro diventa più panoramico e più interessante dal punto di vista geografico, perché attraversi ambienti diversi senza ripassare troppo sugli stessi punti. La terza, più impegnativa, è la prosecuzione verso il Passo della Nana: gli itinerari turistici la indicano come una camminata di circa 3 ore e 30 minuti, con 418 metri di salita e quota massima intorno ai 2.201 metri. È una variante più completa, ma anche più esigente, quindi la sceglierei solo se hai ancora energie e vuoi una giornata più piena.
| Variante | Impegno | Quando la sceglierei |
|---|---|---|
| Andata e ritorno al lago | Facile | Se vuoi un’uscita tranquilla e lineare |
| Anello via Passo della Forcola | Medio-facile | Se vuoi più varietà di paesaggio senza alzare troppo l’asticella |
| Prosecuzione verso Passo della Nana | Più impegnativa | Se vuoi una giornata più lunga e un respiro alpino più ampio |
In sintesi, la differenza non è solo nei chilometri ma nel tipo di esperienza: più ti allontani dal lago, più l’itinerario guadagna in respiro e perde in immediatezza. Proprio per questo la scelta migliore dipende da cosa stai cercando davvero in quella giornata.
Cosa portare e quali errori eviterei
Qui si gioca spesso la qualità dell’escursione. Per un giro come questo io porterei sempre scarponcini o scarpe da trekking con suola affidabile, acqua sufficiente, uno strato caldo anche d’estate e una protezione leggera per il vento. Se pensi di fermarti a lungo nei pressi del lago o della malga, aggiungerei anche qualcosa da mangiare: il contesto invita alla sosta, e farla bene cambia il ritmo della giornata.
- Controlla la strada di accesso prima di salire, soprattutto se piove da giorni o se hai un’auto poco adatta agli sterrati.
- Non partire tardi: su un itinerario alpino facile, il vero rischio è fare tutto di corsa quando il tempo peggiora.
- Non confondere facilità con banalità: anche un percorso semplice richiede attenzione ai segnavia e al terreno.
- Valuta il ritorno in base alle energie: la salita iniziale può sembrare poca cosa, ma il rientro lungo si sente.
- Rispetta l’ambiente: l’area dei prati e del laghetto è fragile e va lasciata com’è, senza scorciatoie inutili.
Se c’è un errore che vedo spesso in escursioni di questo tipo, è il desiderio di “stringere” i tempi perché il percorso sembra breve. In montagna questa fretta si paga quasi sempre con meno piacere e più fatica. Ed è il motivo per cui chiudo con una lettura pratica del posto, utile soprattutto se stai pianificando una giornata nel settore del Peller.
Il modo più intelligente di viverlo nel contesto del Monte Peller
Questo laghetto non è una meta da consumare in fretta. Io lo userei come tappa centrale di una giornata più ampia: sali con calma, fai sosta a Malga Clesera, raggiungi lo specchio d’acqua, poi decidi sul momento se allungare verso la Forcola o fermarti lì. Questo approccio funziona meglio di quello “mordi e fuggi”, perché lascia spazio al paesaggio e riduce la sensazione di aver fatto una semplice passeggiata con un obiettivo da spuntare.
- Parti presto se vuoi avere più margine sul meteo e più tempo per soste brevi.
- Se il cielo è stabile, valuta una variante oltre il lago invece di fermarti subito.
- Se cammini con bambini o con poco allenamento, resta sul tracciato classico e non forzare l’anello.
- Se cerchi soprattutto fotografie e silenzio, punta su una giornata feriale o su orari non centrali.
Se vuoi un consiglio molto concreto, pianifica la gita pensando a tre livelli: percorso breve e facile, variante intermedia con anello, variante lunga verso Passo della Nana. Così scegli in base al meteo, all’allenamento e al tempo disponibile, senza forzare la giornata in una direzione sbagliata. Per me è questo il vero pregio della zona: non offre solo un piccolo bacino alpino ben inserito nel paesaggio, ma una piccola famiglia di itinerari che si adattano bene a esigenze diverse.