Raggiungere il Lago di Erdemolo significa salire nel cuore della Valle dei Mòcheni, tra boschi, pascoli e paesaggi del Lagorai. In questo articolo raccolgo le informazioni che servono davvero per organizzare l’escursione: dove partire, quanto camminare, quale difficoltà aspettarsi, in che stagione andare e cosa portare con sé.
Il lago è una meta alpina suggestiva, raggiungibile con un trekking breve ma non banale
- Località di partenza: parcheggio di Vrotten, nel comune di Palù del Fersina.
- Quota: circa 2.000 metri, nel gruppo del Lagorai.
- Itinerario base: circa 6 km complessivi, 500-525 metri di dislivello e 3 ore tra salita, sosta e discesa.
- Difficoltà: escursionistica, con un ultimo tratto più ripido e terreno che può diventare scivoloso.
- Servizi: non bisogna contare su un rifugio gestito sulle rive, quindi acqua e pranzo vanno organizzati prima.

Dove si trova e perché merita l’escursione
Il bacino si trova nel territorio di Palù del Fersina, in alta Valle dei Mòcheni, a circa 2.000 metri di quota. È circondato dalle cime del Lagorai e conserva spesso neve o ghiaccio anche durante la bella stagione, un dettaglio che rende il paesaggio molto diverso da quello dei laghi facilmente raggiungibili in auto.
La sua forma cambia con il livello dell’acqua e, nei periodi di minore alimentazione, può ricordare un cuore. Non è soltanto una curiosità fotografica: mostra quanto l’aspetto del lago dipenda dalle precipitazioni, dal disgelo e dalle condizioni della stagione.
Per me il suo punto di forza non è una singola attrazione, ma il modo in cui il paesaggio cambia durante la salita. Si parte tra strade forestali e boschi, poi si attraversano radure, lariceti e zone di pascolo fino ad arrivare a una conca più aspra e silenziosa. Lungo il percorso si incontrano anche testimonianze dell’antica attività mineraria della valle.
Il percorso da Vrotten passo dopo passo
L’itinerario più pratico parte dal parcheggio in località Vrotten, talvolta indicata anche come Frotten. Da Palù del Fersina si seguono le indicazioni per la parte alta della valle, lasciando l’auto negli spazi consentiti e controllando sempre la segnaletica locale, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza.
Il primo tratto segue una strada forestale e conduce verso la zona della miniera. In seguito il sentiero entra nel bosco, passa accanto a prati e pascoli e procede con una pendenza abbastanza regolare. Il fondo è generalmente evidente, ma non va confuso con una passeggiata pianeggiante: il dislivello supera i 500 metri.
La parte finale è quella che richiede più attenzione. Il sentiero diventa più ripido e, dopo piogge o disgelo, può presentare fango, rocce umide e radici scivolose. L’arrivo nella conca del lago ripaga lo sforzo, ma conviene conservare energie anche per il ritorno, che spesso viene sottovalutato.
| Dato | Informazione indicativa |
|---|---|
| Partenza | Località Vrotten, Palù del Fersina |
| Quota del lago | Circa 2.000 metri |
| Distanza complessiva | Circa 6 km per l’itinerario base |
| Dislivello | Circa 500-525 metri |
| Durata | Circa 3 ore, variabili in base alle soste e al passo |
Le indicazioni temporali vanno lette con buon senso. Un escursionista allenato può impiegare meno, mentre una famiglia con bambini o chi preferisce fermarsi spesso dovrebbe prevedere più margine. Io considero prudente programmare almeno mezza giornata, senza trasformare l’escursione in una corsa contro il tempo.
Quanto è difficile e per chi è adatto
Il percorso viene spesso descritto come adatto a molti camminatori, ma la definizione più corretta è escursionistico. Non servono tecniche alpinistiche in condizioni estive normali, però sono necessarie scarpe con buona suola, passo sicuro e una preparazione sufficiente per affrontare salita e discesa.
Può essere una buona scelta per famiglie abituate alla montagna, ragazzi allenati e adulti che camminano regolarmente. Lo valuterei invece con cautela per bambini piccoli non abituati ai dislivelli, persone con problemi alle ginocchia o visitatori che cercano una passeggiata completamente facile.
Il vecchio Rifugio Erdemolo non va considerato un punto di ristoro normalmente operativo. Le informazioni escursionistiche più recenti lo indicano come chiuso, con eventuale funzione di emergenza da non confondere con un servizio di pernottamento o ristorazione. Per questo è importante partire già con acqua, cibo e abbigliamento adeguato.
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La variante verso il Rifugio Sette Selle
Chi vuole trasformare la visita in un’escursione più completa può proseguire dal lago verso il Rifugio Sette Selle, seguendo i sentieri della zona. Qui il carattere dell’itinerario cambia: aumentano i saliscendi, la durata può arrivare a circa 5-6 ore e serve una condizione fisica migliore.
La variante è interessante perché aggiunge panorami sulla Valle dei Mòcheni e sulle cime circostanti, ma non la improvviserei nel pomeriggio. Prima di scegliere l’anello bisogna verificare meteo, orari di luce, condizioni del sentiero e apertura effettiva del rifugio.
Qual è il periodo migliore per salire
La stagione più semplice va generalmente dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno, ma in quota le condizioni possono cambiare rapidamente. Anche in estate il ghiaccio residuo e la neve possono rendere alcuni passaggi più lenti, mentre in autunno le giornate corte richiedono una partenza mattutina.
In primavera non mi affiderei soltanto alle fotografie dell’anno precedente. Il disgelo può lasciare tratti fangosi, neve compatta e piccoli attraversamenti d’acqua. Prima di partire conviene controllare il meteo di montagna e chiedere informazioni aggiornate agli uffici turistici o agli operatori della valle.
L’inverno è adatto solo a escursionisti esperti e ben equipaggiati. Con neve e ghiaccio il percorso non è più una semplice camminata estiva: possono servire ciaspole, ramponcini o altra attrezzatura specifica, oltre alla capacità di valutare il rischio valanghe. In assenza di esperienza, sceglierei un itinerario più semplice o una guida locale.
Cosa portare e quali errori evitare
Per l’itinerario base bastano attrezzatura escursionistica ordinaria e una buona organizzazione. Io preparerei lo zaino con almeno un litro d’acqua a persona, qualcosa di energetico, pranzo al sacco, giacca impermeabile, strato caldo, cappello, crema solare e un piccolo kit di primo soccorso.
- scarponcini o scarpe da trekking con suola scolpita;
- bastoncini, soprattutto se si soffre la discesa;
- mappa offline o traccia del percorso già scaricata;
- telefono carico e batteria esterna;
- sacchetto per riportare a valle ogni rifiuto;
- guinzaglio e acqua per il cane, verificando prima le regole locali.
L’errore più comune è partire troppo tardi pensando che tre ore siano una durata fissa. Tra parcheggio affollato, soste, fotografie e possibili rallentamenti, il tempo si allunga facilmente. Un altro errore è contare sul ristoro in quota: qui bisogna essere autonomi.
Al lago è preferibile fermarsi senza avvicinarsi troppo alle zone umide e senza lasciare tracce del proprio passaggio. Il paesaggio è delicato e il valore dell’area dipende proprio dalla sua atmosfera naturale, non dalla presenza di strutture o attività rumorose.
Come completare la giornata in Valle dei Mòcheni
La salita può diventare l’occasione per conoscere una valle con una forte identità culturale. La comunità mòchena conserva tradizioni e lingua proprie, mentre la storia mineraria è leggibile in diversi luoghi lungo i sentieri e nei dintorni di Palù del Fersina.
Se si sceglie l’itinerario breve, lascerei spazio a una visita del paese o a una sosta in valle. Se invece si affronta l’anello verso Sette Selle, conviene considerare l’escursione come attività principale della giornata e organizzare il rientro senza aggiungere altri impegni.
Il periodo migliore per vivere la zona con calma è la mattina presto. La luce valorizza la conca del lago, il sentiero è più tranquillo e si ha più margine nel caso il meteo peggiori. Nei fine settimana estivi, inoltre, partire presto aiuta a trovare parcheggio e a camminare con maggiore tranquillità.
Quando il lago diventa la scelta giusta
Sceglierei questa escursione per chi desidera un lago alpino autentico, raggiungibile a piedi e inserito in un paesaggio ancora poco costruito. È una meta adatta a una mezza giornata intensa, non a una visita veloce in auto, e dà il meglio quando si accetta di procedere con calma.
La regola finale è semplice: controllare il meteo, partire preparati e non considerare la quota come un dettaglio. Con queste precauzioni, il percorso offre un’esperienza completa tra natura, storia della valle e panorami del Lagorai, senza richiedere capacità alpinistiche particolari.