Un campanile che emerge dall’acqua sembra una scena da fiaba, ma dietro il Lago di Resia c’è una storia molto concreta fatta di dighe, case sommerse e persone costrette a lasciare il proprio paese. In questa guida racconto cosa vedere, come organizzare la visita, quali passeggiate scegliere e in quale stagione il paesaggio dà il meglio di sé.
Il campanile è solo l’inizio di una visita tra memoria e montagne
- Dove si trova: a Curon Venosta, in Alta Val Venosta, nell’Alto Adige occidentale.
- Perché emerge dall’acqua: l’antico paese di Curon fu sommerso nel 1950 dopo la costruzione di una diga.
- Cosa fare: passeggiare sul lungolago, pedalare, praticare sport legati al vento e partire per escursioni panoramiche.
- Quanto tempo serve: da 1-2 ore per il campanile a una giornata intera per combinare lago, borghi e sentieri.
- Periodo migliore: da giugno a settembre per camminate e biciclette, inverno per neve, ghiaccio e sport nordici.

Perché il campanile emerge ancora dall’acqua
Il campanile apparteneva all’antica Curon, un paese della Val Venosta che non esiste più. Tra il 1949 e il 1950 venne costruito un grande bacino artificiale unendo i preesistenti laghi di Resia e Curon. L’acqua sommerse il vecchio abitato e parte dei terreni circostanti, mentre gli abitanti furono trasferiti nel nuovo paese.
Le case furono demolite prima dell’allagamento, perciò oggi non si vede una città intatta sotto la superficie. Rimase soltanto il campanile romanico costruito alla fine del Trecento, separato dalla chiesa e abbastanza solido da sopravvivere all’innalzamento dell’acqua. Il livello del lago aumentò di circa 22 metri, cambiando per sempre il paesaggio.
La leggenda racconta che nelle giornate ventose si possano ancora sentire le campane. In realtà furono rimosse prima dell’inondazione, ma il racconto continua ad accompagnare questo luogo. Io trovo più interessante la storia documentata della torre, perché ricorda che non si tratta soltanto di uno sfondo fotografico, ma della traccia visibile di una comunità scomparsa.
Come organizzare la visita senza fermarsi alla fotografia
Il punto più semplice per osservare il campanile è la zona di Curon Venosta, vicino alla strada statale e al lungolago. Da qui la torre si vede bene in ogni stagione, anche se la prospettiva cambia molto con il livello dell’acqua, la luce e la presenza di neve sulle montagne.
| Esperienza | Tempo indicativo | Per chi è adatta |
|---|---|---|
| Campanile e lungolago | 1-2 ore | Prima visita, famiglie, fotografia |
| Passeggiata più ampia attorno al bacino | Mezza giornata | Chi ama camminare senza affrontare alta montagna |
| Giro in bicicletta | Mezza giornata o giornata intera | Ciclisti ed e-bike |
| Lago e dintorni | Una giornata | Chi vuole aggiungere borghi, musei o sentieri |
Non esiste un biglietto d’ingresso per affacciarsi al lago. Le spese eventuali riguardano parcheggio, noleggio biciclette, impianti di risalita o attività organizzate, che possono cambiare durante l’anno. Prima di partire controllerei sempre la situazione dei parcheggi e gli orari dei servizi, soprattutto nei fine settimana estivi.
In auto si arriva lungo la SS40 del Passo di Resia. Se preferisci i mezzi pubblici, una soluzione pratica è raggiungere Malles e proseguire verso Curon o Resia con gli autobus locali. Per una giornata tranquilla eviterei di lasciare l’auto lungo la strada principale: è più sicuro utilizzare le aree autorizzate e continuare a piedi sul bordo del lago.
Le passeggiate e il giro in bicicletta che meritano davvero
La visita più semplice consiste nel camminare sul lungolago, osservando il campanile da angolazioni diverse. Non è un trekking tecnico, ma il bacino si trova a circa 1.500 metri di quota: vento, sole intenso e cambiamenti improvvisi del tempo si sentono anche durante una passeggiata apparentemente facile.
Per chi vuole muoversi di più, il giro del bacino è l’esperienza più completa. Le indicazioni turistiche parlano di un percorso di circa 15 chilometri per l’anello escursionistico, mentre alcune varianti ciclabili possono allungarsi includendo il vicino lago di San Valentino. Prima di partire guarderei la mappa del percorso scelto, perché “giro del lago” non indica sempre lo stesso itinerario.
La bicicletta è una buona scelta soprattutto con una e-bike, se vuoi pedalare senza trasformare la giornata in una prova di resistenza. Il vento può essere forte e contrario per lunghi tratti. La mia preferenza va a una partenza mattutina, quando il traffico è minore e la luce sulle montagne rende più leggibile il profilo del campanile.
Per un’escursione panoramica puoi salire verso l’area di Belpiano e Malga San Valentino. I sentieri in quota offrono una vista più ampia sul lago e sono interessanti per chi vuole associare la memoria di Curon a un paesaggio alpino vero, fatto di pascoli, boschi e versanti aperti.
Quale stagione scegliere tra vento, neve e acqua
Estate e inizio autunno
Da giugno a settembre il lago è ideale per passeggiate, ciclismo, fotografia e attività legate al vento. Il bacino è conosciuto da kitesurfer e velisti proprio per le correnti frequenti, ma questo non significa che ogni giornata sia adatta a stare sull’acqua. Il vento può aumentare rapidamente, quindi chi pratica sport dovrebbe affidarsi a operatori autorizzati e controllare condizioni e regolamenti locali.
L’estate è anche il periodo più comodo per combinare il lago con un’escursione. Porta una giacca leggera, anche se parti con il sole, e non dimenticare crema solare e acqua. A questa quota l’aria fresca può trarre in inganno, mentre l’esposizione ai raggi è più intensa di quanto si percepisca.
Leggi anche: Laghetti di Ruffrè - Guida completa per una sosta perfetta
Inverno
Con la neve il paesaggio diventa più silenzioso e il campanile assume un aspetto quasi irreale. In zona si praticano sci di fondo, escursionismo invernale, ciaspolate e, con condizioni adeguate, attività sul lago ghiacciato. Non camminerei mai sul ghiaccio senza un’autorizzazione o una segnalazione locale: temperatura, vento e spessore possono cambiare anche in pochi giorni.
L’inverno richiede più attenzione nell’organizzazione. Alcuni servizi hanno orari ridotti, la luce dura meno e il fondo può essere scivoloso. Per una visita breve bastano scarpe con buona suola e abbigliamento caldo; per un’escursione servono invece attrezzatura e preparazione proporzionate al percorso.
Cosa vedere nei dintorni oltre al campanile
Curon merita una sosta più lenta del semplice punto panoramico. Il paese nuovo aiuta a capire la continuità della vita locale dopo l’allagamento, mentre il lago racconta soprattutto ciò che è stato perduto. Io abbinerei la visita a un piccolo percorso a piedi, così il campanile non rimane un’immagine isolata.
A pochi chilometri si trova Resia, località affacciata sul bacino e punto di partenza per diverse escursioni. Nei dintorni si può cercare anche la sorgente dell’Adige, un luogo semplice ma curioso perché il fiume, nato in alta quota, percorre poi oltre 400 chilometri prima di raggiungere il mare.
Se hai una giornata intera, prenderei in considerazione Glorenza, uno dei borghi fortificati più interessanti dell’Alto Adige, oppure l’Abbazia di Monte Maria, legata alla storia religiosa e culturale della Val Venosta. Sono tappe che aggiungono profondità al viaggio e bilanciano bene la componente naturalistica del lago.
Per chi ama camminare, le valli laterali e i sentieri delle rogge offrono un’esperienza diversa dal lungolago. Sono antichi canali d’irrigazione trasformati in percorsi escursionistici, spesso meno esposti e più adatti a una mezza giornata rilassata.
Gli errori che possono rovinare una giornata sul lago
- Arrivare senza controllare il meteo, sottovalutando vento e abbassamenti di temperatura.
- Confondere la visita al campanile con un’escursione breve e partire senza acqua, giacca o scarpe adatte.
- Considerare l’inverno una stagione sempre sicura per camminare sul ghiaccio.
- Fermarsi solo per una fotografia, ignorando la storia di Curon e i sentieri vicini.
- Affidarsi a orari estivi fuori stagione, quando autobus, impianti e attività possono funzionare con disponibilità ridotta.
Il compromesso migliore, secondo me, è dedicare almeno mezza giornata alla zona. Un’ora basta per vedere la torre, ma qualche ora in più permette di capire il paesaggio, camminare senza fretta e scegliere un punto di osservazione meno affollato.
Il modo più autentico per ricordare Curon
Il campanile colpisce subito, ma la visita acquista senso quando si osserva anche ciò che non si vede. Le acque nascondono un paese demolito, mentre la torre rimasta in piedi conserva la memoria di una trasformazione che ha dato origine al paesaggio attuale.
Per questo sceglierei un itinerario semplice ma completo: arrivo a Curon, passeggiata sul lungolago, breve sosta nei dintorni e, se il tempo lo permette, un percorso verso Resia o Belpiano. È un modo concreto per vivere il luogo con rispetto, unendo storia, natura e movimento senza ridurlo alla sola fotografia del campanile.