Raggiungere il Lago di Antermoia richiede passo sicuro e una giornata ben organizzata, ma ripaga con uno degli scenari più severi e affascinanti del Catinaccio. In questa guida raccolgo informazioni pratiche su itinerari, tempi, difficoltà, periodo migliore e attrezzatura, con indicazioni utili per scegliere il percorso più adatto.
Il lago più selvaggio del Catinaccio richiede una vera escursione d’alta quota
- Quota: circa 2.500 metri, in una conca di origine glaciale.
- Accesso classico: da Gardeccia, passando per il Rifugio Vajolet, il Passo Principe e il Passo d’Antermoia.
- Tempo indicativo: 4 ore circa in salita da Gardeccia, senza considerare le soste.
- Difficoltà: escursionistica, con tratti ripidi, terreno detritico e ambiente d’alta montagna.
- Periodo consigliato: da metà giugno a fine settembre, sempre dopo aver verificato neve e condizioni del sentiero.
- Punto d’appoggio: il Rifugio Antermoia si trova a pochi minuti dalle rive.

Un lago glaciale nel cuore del Catinaccio
Il Lago di Antermoia si trova nel Vallon d’Antermoia, nel gruppo del Catinaccio, tra le Dolomiti trentine e altoatesine. È uno specchio d’acqua di origine glaciale incastonato tra ghiaioni e pareti calcaree, in un ambiente molto diverso dai laghi alpini circondati da boschi e prati.
La sua bellezza dipende proprio da questo contrasto. L’acqua può assumere tonalità azzurre o verde intenso, mentre tutto intorno domina un paesaggio quasi lunare, fatto di rocce chiare, canaloni e grandi pareti dolomitiche. A mio parere, il momento più suggestivo è il primo mattino, quando la conca è ancora silenziosa e la luce radente evidenzia le forme del Catinaccio.
Non è una meta raggiungibile in auto né una passeggiata adatta a chi cerca un’escursione breve. Il lago si visita con un percorso di montagna che supera passi oltre i 2.500 metri. Questa caratteristica tiene lontana parte della folla, ma richiede una preparazione adeguata.
Quale itinerario scegliere per arrivare al lago
Esistono diversi accessi. La scelta dipende dal punto di partenza, dalla vostra esperienza e dal fatto che vogliate fare una gita in giornata oppure un trekking con pernottamento in rifugio.
Da Gardeccia passando per il Passo Principe
È il percorso più scenografico e quello che consiglio a chi vuole vivere pienamente il paesaggio del Catinaccio. Da Gardeccia si sale verso i Rifugi Vajolet e Preuss, quindi si prosegue sul sentiero SAT 584 verso il Rifugio Passo Principe. Da qui il tracciato raggiunge il Passo d’Antermoia, a circa 2.760 metri, e scende nella conca del lago.
Il tempo medio è di circa 4 ore in una sola direzione, ma può aumentare con neve residua, affollamento o terreno bagnato. Il dislivello e la quota si fanno sentire soprattutto nella salita al passo. La discesa verso il lago è meno faticosa dal punto di vista cardiovascolare, ma richiede attenzione sui sassi mobili.
Da Mazzin attraverso la Val Udai
Da Mazzin si segue il sentiero 580 attraverso la Val Udai, raggiungendo il Passo di Dona a 2.516 metri e poi il Rifugio Antermoia. Il tempo indicativo è di 3 ore e 30 minuti fino al rifugio, a cui va aggiunto il breve tratto per il lago.
È una soluzione interessante per chi preferisce un accesso meno legato alla Val di Vajolet. Non bisogna però confondere “meno noto” con “facile”: la salita è lunga, il dislivello è importante e il tratto finale attraversa un ambiente completamente alpino.
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Da Campitello attraverso la Val Duron
Partendo da Campitello di Fassa si può raggiungere il Rifugio Micheluzzi, anche utilizzando il servizio di navetta quando disponibile, e proseguire verso il Passo delle Ciaregole e il Passo di Dona. L’accesso completo richiede in genere 4 ore e mezza circa fino al rifugio.
Questo itinerario è adatto a chi apprezza le vallate più aperte e vuole trasformare la visita in un trekking di una o due giornate. In estate la possibilità di accorciare il tratto iniziale con una navetta può cambiare molto l’impegno complessivo, quindi conviene controllare orari e modalità prima della partenza.
| Partenza | Tempo indicativo | Difficoltà | Per chi è indicato |
|---|---|---|---|
| Gardeccia | Circa 4 ore | E | Chi cerca il percorso più panoramico |
| Mazzin | Circa 3 ore e 30 minuti fino al rifugio | E | Chi preferisce la Val Udai e il Passo di Dona |
| Campitello e Val Duron | Circa 4 ore e 30 minuti | E | Chi vuole un trekking più articolato |
Quanto è difficile e cosa portare
La classificazione escursionistica E è corretta, ma non significa che il percorso sia banale. In quota possono comparire neve, ghiaccio residuo, nebbia e temporali improvvisi anche quando in valle il tempo sembra estivo. Il passaggio sul Passo d’Antermoia è quello che richiede maggiore prudenza, soprattutto in presenza di neve dura o scarsa visibilità.
Io partirei soltanto con scarponi da trekking, giacca impermeabile, strato caldo, guanti leggeri e una quantità d’acqua sufficiente. Servono anche protezione solare, cappello, cartina o traccia GPS scaricata e una lampada frontale se l’escursione è lunga. I bastoncini aiutano molto nei tratti di ghiaione, soprattutto in discesa.
È meglio non valutare la difficoltà basandosi solo sui chilometri. Il terreno sconnesso rallenta, i passi alti richiedono più energia e una giornata nuvolosa può rendere meno evidente la segnaletica. Chi soffre di vertigini non trova ferrate sull’accesso classico, ma può comunque sentirsi a disagio sui pendii aperti e negli attraversamenti detritici.
Il bagno non è una buona idea. L’acqua è fredda, le rive non sono attrezzate e l’ambiente è delicato. Per rispettare il luogo, è importante restare sul sentiero, non lasciare rifiuti e non avvicinarsi alle rive con veicoli o biciclette, che comunque non possono raggiungere il lago.
Quando andare e come organizzare la giornata
Il periodo più affidabile va generalmente da metà giugno a fine settembre, ma la situazione cambia molto da una stagione all’altra. A inizio estate i passi possono ancora presentare neve, mentre in autunno le giornate diventano più brevi e il rischio di ghiaccio aumenta.
Per il 2026 il Rifugio Antermoia indica un’apertura dal 12 giugno all’11 ottobre. Le date possono subire variazioni, quindi prima di partire controllerei sempre l’apertura, la disponibilità dei posti letto e le condizioni dei sentieri direttamente con la struttura o con gli enti locali.
Per una gita in giornata è importante partire presto. Un itinerario di 8 ore complessive, soste escluse, lascia poco margine in caso di rallentamenti. Se invece si dorme al rifugio, il trekking diventa più rilassato e permette di attraversare il Passo d’Antermoia senza correre.
Il rifugio si trova a quota 2.496 metri, vicino al lago, e dispone di posti letto e servizio di ristorazione durante la stagione di apertura. La prenotazione è particolarmente consigliata nei fine settimana estivi. Portare con sé un sacco lenzuolo e verificare i metodi di pagamento richiesti evita inconvenienti.
Per chi vuole un percorso ad anello, una possibilità è collegare la zona del lago con la Val di Vajolet, la Val Duron o la Val di Dona. Queste varianti sono belle ma allungano sensibilmente la giornata. Non le sceglierei senza aver controllato dislivello, orari di rientro e presenza di eventuali tratti attrezzati.
Gli errori che possono rovinare l’escursione
Il primo errore è considerare il lago una meta “facile” perché appare vicino al rifugio. Il rifugio è vicino alle rive, ma per arrivare fin lassù bisogna affrontare una vera escursione d’alta quota. Anche il ritorno va calcolato con attenzione, perché la stanchezza aumenta il rischio di scivolare sui detriti.
Un altro errore comune è partire senza controllare la viabilità degli accessi. Le strade forestali, i parcheggi e gli eventuali servizi navetta possono avere limitazioni stagionali o orari precisi. In alta stagione conviene organizzare il trasferimento alla partenza con anticipo, soprattutto da Campitello e dalla Val di Fassa.
Infine, eviterei di affidarmi soltanto alle previsioni della valle. Sopra i 2.500 metri il vento può essere forte e la temperatura molto più bassa. La mia regola è semplice: se il cielo peggiora prima di raggiungere il passo, torno indietro senza aspettare che il temporale diventi evidente.
Perché vale la pena arrivare fin quassù
Il Lago di Antermoia non è la meta giusta per una passeggiata improvvisata, ma proprio la sua distanza ne conserva il carattere. Il premio non è soltanto l’acqua azzurra: sono il silenzio del vallone, le pareti del Catinaccio e la sensazione di entrare in un paesaggio ancora profondamente selvaggio.
Per goderselo davvero sceglierei una giornata stabile, uno zaino leggero ma completo e un itinerario compatibile con il proprio allenamento. La combinazione migliore è partire presto, procedere senza fretta e lasciare margine per il rientro: in montagna il panorama merita attenzione, ma la sicurezza viene prima della fotografia perfetta.